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Z.P.M. - La ballata del "compagno"

Sciarpa rossa, sciarpa rossa, eskimo verde,
sempre in fila, sempre in fila nel suo gregge,
tascapane, tascapane e pugno chiuso,
bandiera rossa doppio uso.

Era quella la sua professione,
proletario da manifestazione,
era quella la sua vera, unica passione,
dare a tutti del suo impegno una dimostrazione.

Ma un giorno, uscito di casa,
si ritrovò da solo a urlare per la strada;
era agosto e non s’accorse, lo sbadato,
che anche il popolo al mare già se ne era andato.

Così ci rimase un po’ male nel sapere
che, evidentemente, l’avevano preso per il sedere,
visto che oramai tutti i suoi compagni
già eran partiti, partiti per i bagni.

Ma senza pensare a come si fa, come si può,
da solo, sotto il sole, incominciò lo show:
«A morte i padroni, morte alla polizia,
dagli ai fascisti, viva la democrazia.

Dagli ai padroni, morte alla polizia,
a morte i fascisti, viva la democrazia».
Ma dopo qualche ora fu preso da sconforto
vedendosi sempre solo e per il caldo mezzo morto,
l’eskimo sarà la divisa del proletario
ma d’agosto meglio no, non fare il rivoluzionario.

Così pensavi mentre tornavi a casa un po’ stravolto,
ma a rimediare no, non ti ci voleva molto
così corresti ad aprire il frigo in cucina,
ah com’è bello ad agosto avere sempre fresca l’eroina.

E mentre dolcemente incominciavi a viaggiare
pensavi a quel figlio di vacca che se ne stava al mare,
a quel vecchio porco di un operaio reazionario
quello che sempre era contento, contento del salario.

Quello che tutta la vita si spaccò le mani a lavorare,
mentre tu in piazza continuavi a gridare:
«A morte i padroni, morte alla polizia,
dagli ai fascisti, viva la democrazia».

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