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Intervista con Front Of Hell (21/02/2014)

Intervista con Front Of Hell
a cura di Archivio Non Conforme (21/02/2014)
Rinnovata, ingrandita e tradotta il 25 dicembre 2015

Premessa: i Front Of Hell sono un duo industrial elettronico di sangue ellenico-italiano creato dal fondatore e chitarrista primi Nabat e bassista degli storici Skrewdriver: Steve J. Drakos (all'epoca col nome d'arte di Stiv Iena e Steve Roda o Steve A.) e da suo figlio Alex Drakos. Steve J. Drakos ha collaborato negli anni a diversi progetti musicali, tra cui la hit trance "Dominatin' fever sucker" di Susi Medusa Gottardi licenziato su Antler-Subway Records ed E.M.I. nel 1997 seguita da vari vinili hardtechno come "Sex dictator" (2001) ed altri. Ha fondato i Derdrakos dal 2005 al 2012, oltre ad avere all'attivo una lunga carriera di fotografo professionista a livello mondiale. Ultimamente ha inoltre partecipato come attore al film musicale "A passage through the purity of pain" (2010) degli scandinavi The Way Of Purity diretto dalla regista Susi Medusa Gottardi curandone anche la fotografia ed il montaggio. Di seguito l'intervista biografica che ha rilasciato per Archivio Non Conforme: buona lettura!



01. Ciao Steve J. Drakos, cosa sono i Front Of Hell e come sono nati? Raccontaci qualcosa di "Avanguardia", il primo full-length album prodotto da Rupe Tarpea Produzioni (2013). Com'è nata la collaborazione con Thorrone? Cosa ti ha portato dal suonare punk rock a creare industrial music ed elettronica?

Nel mondo anestetizzato che si è venuto a formare in questi ultimi decenni, con le sue arti indolori e le sue spaventose politiche terminali, l'unico "principio" che impera come fosse un dovere indiscutibile è: "Tu non devi avere senso". Noi invece ci poniamo tra gli orgogliosi che danno un alto valore a quello che sono e a quello che fanno. Come artisti, noi siamo sorti dall'inferno della cultura europea, da un triplo girone compositivo, sociale, spirituale, simile ai tre volti di Ecate. L'elettronica permette di creare sonorità eccezionali che non potremmo produrre altrimenti. La cosiddetta musica techno ha una potenzialità immensa, ma data l'incorreggibile tendenza umana alla mediocrità è stata intesa ed usata quasi soltanto per inventare ritornelli idioti, tranne alcune interessanti eccezioni. La ritmica precisa è un archetipo, è il cuore che pompa il sangue al cervello portando visioni, è un richiamo primordiale sia dei colpi sessuali inferti all'amante, sia dei colpi mortali inferti al nemico. Front Of Hell è una forza viva, per noi questo non è soltanto un suono: è un essere, sono le nostre millenarie radici occidentali afferrate dall'abisso e proiettate verso il futuro. Come abbiamo ripetuto in diverse occasioni, una motivazione importante della nostra scelta verso la musica elettronica consiste, oltre che nel nostro gusto personale, nel fatto non trascurabile che è totalmente europea, riconducibile ai primi esperimenti dei preveggenti futuristi, ed è oggi una disciplina di tempeste sonore che fanno marciare e danzare ragazze e ragazzi. Per i nostri testi, io traggo ispirazione dalla poesia e dal teatro ellenico ed arcaico, dagli autori per i quali nutro la massima venerazione come Omero, Tirteo, Archiloco, Pindaro, Eschilo e diversi altri dei periodi più aristocratici e sovrannaturali. L'album "Avanguardia" è uscito il 20 novembre 2013, in versione CD e confezione digipack con grafica d'arte realizzata dall'Image Cult Studio. È composto di otto brani per una durata complessiva di quarantacinque minuti. È stato prodotto dal sottoscritto insieme con la storica label romana Rupe Tarpea Produzioni di Thorrone: con lui ci siamo conosciuti tramite la rete, esistono sentieri che a un dato punto devono inevitabilmente incrociarsi ed operare insieme su certi progetti, ma posso rispondervi sulla genesi dei Front Of Hell e di "Avanguardia" (2013) soltanto partendo dai Derdrakos.

02. Che cosa era il progetto Derdrakos? Vuoi raccontarci qualcosa?

Derdrakos è stato il risultato di un esperimento, ideato da me e da mio figlio Alex Drakos, fuori da ogni norma: nato sui movie sets della pornografia feticista di lusso europea, sorto da un clan di sangue ellenico e italico su suoni tecnologici marziali, sviluppato attraverso influenze originali dal cinema di culto e dalla composizione di colonne sonore, portato a livelli inaspettati con testi ispirati dal furore segreto dell'Europa e compresso in atmosfere industrial. Al nome "Drakos" che è la parola greca per "drago" o "serpente", avevamo aggiunto l'articolo germanico "Der", creando una combinazione teutonico-ellenica di suoni nel nome Derdrakos che funzionava bene per quello che rappresentavamo: pura creazione basata su un'antica fierezza sempre presente. I due album creati da Derdrakos sono: "Lust for chaos" del 2006, un embrione di musica tutta ancora da sviluppare, seguito due anni dopo dalla potenza liberata e mixata a regola d'arte dei tredici brani dell'album "Blood to blood" del 2008; vere e proprie visioni tramite il suono e le liriche. Questo album intitolato in maniera profetica "Sangue al sangue" è ancora tutto da esplorare: abbiamo spinto la voce e i suoni in una nuova dimensione nella creazione di questi pezzi. "Far beyond damnation", riguarda una figlia mai avuta: lei ha nove anni, è in coma e viene a me fuori dal suo corpo per chiamarmi, nuota nella mia testa, vuole che io uccida la sua carne che la imprigiona per essere libera e intanto sibila i suoi pensieri, possiede il mio sangue. "I will have your eyes" è un brano nel quale l'ex amante è morta e l'uomo reso demente dal dolore ha bisogno di penetrarla ancora, vuole prenderle gli occhi, potrebbe trascinarla fuori dalla tomba per possederla ancora, per parlare alla sua faccia inanimata, ma pianta solo le sue unghie nella terra e poi in lei che sembra guardarlo con i duri occhi verdi. "She-wolves are rising" è la volontà di evocare tre demoni femminili per accoglierle come tre eterne spose: è l'idea tradizionale di supremazia maschile del vampiro, la maledizione di un totale misogino che sta ancora cercando le sue tre donne speciali da tormentare senza fine, loro devono essere tre licantropi per sopportare le perversioni che praticheranno gli uni sugli altri in numerosi stati di trance, è l'evocazione più esplicita dell'album, ispirata dall'incredibile tappeto sonoro creato da Alex Drakos. "Stronger than remorse" è la passione più forte del rimorso, dove Alex Drakos ha usato la recitazione in lingua ceca di due sue amiche. Quelli di "The devil's guard" sono versi scritti camminando di notte nella solitudine delle gelide strade medievali di Praga, è un viaggio attraverso secoli della nostra storia, con le vittime e i torturatori, con gli stili delle diverse epoche, le sagome nell'ombra piena di vita ed il sentiero che porta alla formazione di un nuovo giovane leader. "Burn forever", "La vipera" e "Young obsessions" istigano ad avere uno sguardo eterno su questo mondo attraverso occhi rosso-diavolo: concezione poi ripresa ed ampliata da Front Of Hell nell'album "Avanguardia" (2013) con il brano esoterico "Hail the beast". Il cuore dell'album è racchiuso nel brano "European hard line" che è lo sprigionamento della nostra vera natura, una doppia guerra contro gli stupidi sensi di colpa che ti rubano il cuore e tentano d'impedirti d'essere forte, fiero di te stesso e spietato con i nemici, è un inno di vendetta per i popoli europei costruito sopra un ritmo tradizionale balcanico: «Diavoli europei, anime perdute con una rabbia d'acciaio... dalla Russia al Portogallo, dall'Islanda a Cipro: dita diverse dello stesso pugno!». Dopo l'uscita dell'album "Blood to blood" (2008), avvenimenti tragici accaduti nella nostra vita privata e nel destino delle nazioni europee, ci hanno forzati ad avanzare coperti di ferite sino al fronte dell'inferno, ripartendo proprio da "European hard line" che ha ispirato tutta la linea nazionalista dell'opera "Avanguardia" (2013). Nei prossimi mesi provvederemo a stampare la traduzione italiana dei testi di entrambi gli album in un unico libro in due lingue, che i lettori saranno liberi di interpretare. Derdrakos è stato un lungo rituale di sacrificio per raggiungere Front Of Hell e procedere.
03. Com'è nata la passione per l'arte della fotografia? In quale campo di essa ti sei specializzato?

È una di quelle abilità che nascono insieme a te. Ricordo che a quattordici anni con la mia prima macchinetta e qualche rullino regalatomi dai parenti andavo in giro ritraendo di tutto, senza altro fine se non quello di possedere il senso di quello che vedevo. Poi nel tempo questo furore dello scatto, parallelamente alla passione per la musica, si è sviluppato tra professione e sperimentazione. In continuo movimento tra diversi paesi d'Europa mi sono anche dedicato all'industria di lusso per adulti, con molte bellissime ragazze, bravi attori, grandi locations e stylings a disposizione in sets rigidamente all-white per mia precisa scelta. Non date retta a certi bigotti i quali borbottano che ''la pornografia è gestita da ebrei'' o altre simili idiozie perché sono false affermazioni: il moderno XXX hardcore e feticista d'alta classe è nato in Scandinavia negli anni Sessanta ed è un'invenzione totalmente vichinga. Comunque, ho usato questa patinata scena internazionale per elaborare il mio personale metodo di uso della luce, di strategia delle angolazioni ed anche di gestione delle risorse umane. Infine ho filtrato il tutto nella mia fotografia d'arte. Voglio cogliere qui l'occasione per salutare e ringraziare i gestori del Circolo Futurista di Casal Bertone ed il Prof. Egidio Maria Eleuteri, per l'esibizione delle mie opere nelle loro gallerie di Via Degli Orti Di Malabarba n. 15/A a Roma. Questa che segue è la "dichiarazione d'artista", pubblicata sui miei canali ufficiali ed inclusa nei crediti delle mie mostre: «La mia fotografia è senza mezzi termini un'arte spirituale. È drammatica, viscerale come il teatro ellenico antico, sovrannaturale come un rito ortodosso. Io creo materia per lo spirito attraverso scene della tradizione architettonica europea e brani del suo paesaggio, ostentazioni di forza vitale tramite la terra, le foreste e l'acqua, o il fuoco dei corpi umani reso spesso più intenso da particolari stilizzazioni. Evito il più possibile lo scatto in studio, raramente uso il bianco e nero, prediligo i luoghi reali visti come fotogrammi di una situazione in atto: io attendo l'immagine che l'universo mi deve far passare davanti agli occhi, lasciando che l'istinto dei predatori torni a salire. Per lo scatto con soggetti umani, invece, ho sempre notato che l'atmosfera rilassata durante le sessioni dà risultati scarsi, mentre la tensione rende bene: io dico a coloro che ritraggo che essi sono le attrici e gli attori del mio film, i personaggi del mio libro, li immergo volutamente in uno stato emotivo di contrasto interiore che devono interpretare, li faccio sudare ed innervosire in modo che diano espressioni vere, li espongo materialmente al calore e al freddo e li incito a odiarsi, desiderarsi e temersi a vicenda, voglio che sfidino l'obbiettivo mentre li guardo come gatti chiusi contro un angolo e afferro le loro reazioni. Io cerco di realizzare visivamente alcune forme delle mie idee seguendo i movimenti del nostro pianeta o agendo sull'attrito durante i set, sulla potenza e l'audacia dell'angolazione, sulle scelte di stampa e la raffinatezza e originalità del colore che considero una vera impresa, allo stesso modo degli orafi che manipolano e cesellano i materiali preziosi della terra nel proprio laboratorio. Le collezioni "Stoneheart", "Total decor", "Hard sports", "Dionysion", "Highlands" (e la nuova "Hail to life"), opere composte da diverse decine di scatti scelti, presentati in trittici o singole icone, una selezione delle quali è visibile nella presente esposizione, sono il mio lascito alchemico alle future élite basato su due formule parallele: eros e odio, forza attraverso la gioia. Ed osservato tramite il demone della natura».

04. Cosa ci racconti del periodo che hai passato come chitarrista dei Nabat? Come registraste i primi EP autoprodotti di "Scenderemo nelle strade" (1982) e "Laida Bologna" (1983)? Raccontaci qualche curiosità su quel periodo.

Io sono stato il fondatore dei Nabat nel 1980. Se io non fossi esistito, i Nabat non sarebbero esistiti. Dopo aver imparato a suonare la chitarra durante l'adolescenza, in quel periodo ero un giovanissimo punk rocker che amava la musica aggressiva e le ragazze, che faceva foto assurde e al quale non importava un bel niente di tutto il pianeta. La band si è formata dopo che ho iniziato a frequentare l'ambiente dei primi punks dell'Emilia-Romagna i quali, pur conservando quella mentalità irrimediabilmente provinciale che io non ho mai potuto soffrire, avevano se non altro la volontà di rompere il muro dello squallore generale. Abbiamo registrato i primi due extended play ("Scenderemo nelle strade" (1982) e "Laida Bologna" (1983) entrambi prodotti dall'etichetta indipendente C.A.S. Records dei Nabat) in piccole sale di registrazione a Bologna, una delle quali si trovava nelle cantine di una grande chiesa cattolica, vendendo poi svariate centinaia di copie dei vinili nei negozi di cui conoscevamo i gestori ed anche per corrispondenza telefonica. Per tre anni è stato un vero divertimento suonare nei Nabat, in più di quaranta concerti in tutta Italia, dei quali conservo diverse registrazioni mai pubblicate; ho anche annotate tutte le date esatte di ogni singolo concerto. Io sono l'autore di tutti i famosi pezzi che sono stati fatti in quegli anni e che sono stati pubblicati sui primi due extended play e compilation (mi riferisco alla parte musicale, non ai testi che non sono miei), nonché l'ideatore delle copertine degli album. Miei sono anche il disegno della penisola italiana con l'anfibio usata per i volantini promozionali degli eventi, il ragno dell'etichetta discografica C.A.S. Records, lo skinhead e il punk che reggono insieme la mazza da baseball nel retro della compilation "Skins e punks = T.N.T." (1983), l'ideazione della tigre con sotto lo stendardo Nabat, etc. Per quanto mi riguardava, anarchia o nichilismo erano passatempi ideologici di una noia insopportabile. Ho lasciato i Nabat alla fine del 1983, ho semplicemente smesso di pensarci anche se era qualcosa che mi apparteneva a pieno diritto, in realtà ero anche disgustato dal fatto che gli altri membri della band volevano trasformare il gruppo in una sorta di sudditi a buon mercato per i collettivi "impegnati" di sinistra, per suonare soltanto in quegli orridi ambienti dai quali, a quel tempo, non sembrava esserci scampo. Del resto la band è progressivamente regredita al punto che ancora oggi, dopo oltre tre decenni, continuano a cercare di suonare i miei brani ed utilizzano il simbolo che io avevo inventato e disegnato (il teschio con chiave inglese e la N puntata), cosa che io posso considerare in un solo modo: totale mancanza d'ingegno. Ovviamente, tuttora evitano accuratamente di riconoscermi i crediti per lo sfruttamento delle mie creazioni, in una sorta di ridicola omertà da vecchie signore nel loro circolo dell'uncinetto. Diciamo che ho lasciato ad altri le mie briciole.

05. Com'era la scena punk rock indipendente in Italia a fine anni Settanta-inizio anni Ottanta e com'era vista la politica in essa? Che differenza c'è con l'odierna scena musicale? Hai qualche nostalgia da qual periodo?

La nostalgia è uno stato d'animo da evitare, ti rende ridicolo come un vecchio che si trascina appresso la sua ulcera. Il che non significa che io rinneghi nulla di quello che ho vissuto. Il punk rock era, alla sua nascita, un vero sputo in piena faccia ad ogni specie di falsa autorità, e non è un caso che sia nato sotto il regime ipocrita della democrazia: cosa che meriterebbe di essere analizzata. Era una grande liberazione sia mentale che fisica, tramite la potenza grezza del suono, uno stile diametralmente opposto a quello snervato degli hippies e delle rockstars, un ballo folle e violento. Per diverso tempo è stato pura gioia primitiva. Ricordo molto bene che eravamo odiati da tutte le ottuse parti politiche, sia dalla rimbambita destra in doppiopetto, sia dalla becera sinistra che ci lanciava addosso di tutto (pane, bottiglie, piatti) quando andavamo a mangiare alla mensa universitaria. Poi, quella che allora era la cosiddetta sinistra, la quale nel 1977-1979 gridava che «I punks bisogna ammazzarli tutti!» (parole ben scolpite nella mia memoria), ha compreso verso i primi anni Ottanta che in fin dei conti era conveniente lottizzarsi anche il punk, come già aveva fatto con il resto della musica giovanile, con il cinema, con la cultura in generale, con la scuola, con l'industria e il mondo del lavoro, con la magistratura, perfino con gli stranieri e con gli omosessuali che sono le loro più ingenue vittime (anche se in realtà sono tutt'altro che innocenti, visto che i primi vogliono instaurare le loro culture inferiori in Europa e che gli altri vogliono imporre il matrimonio gay o altri aborti mentali). Così, improvvisamente la scena punk rock ha iniziato a corrompersi diventando un'altra forma di subdola setta pseudopacifista, mastica-carote, finto-checca, drogata e maleodorante da cosiddetti "centri sociali". Un'alternativa a tutta questa porcheria era lo stile skinhead, il quale in un clima simile era veramente "antisociale" allo stesso modo com'era considerato spaventoso avere il più minuscolo tatuaggio, o indossare un'introvabile giacca bomber o praticare i veri e propri anatemi di rasarsi i capelli, di vivere uno spirito di corpo e di onorare la bandiera del proprio paese: era un impatto pazzesco il solo fatto di aggirarsi per le strade con questo stile, avevi tutti contro, quasi fossimo l'anticristo con indosso la maglietta con il tricolore nazionale (introvabile all'epoca) che ci eravamo disegnati a mano; ma ce la ridevamo dello sdegno altrui ed era abbastanza divertente. Per un certo periodo c'è stata una tacita tolleranza pur nel disprezzo reciproco tra le varie tendenze punks e skinheads, di breve durata come era prevedibile. La divisione finale è iniziata subito dopo il "III raduno nazionale oi!" di Certaldo al Teatro Tenda il 18 giugno 1983 con i torinesi Rough, i bolognesi Nabat e Rip Off, i riminesi Dioxina ed i romani Fun, dove durante le esibizioni di Nabat e Rip Off una rissa enorme scoppiò tra "fascisti" e "antifascisti": è stata un'epica giornata aggressiva di pugni, calci e vandalismo da entrambe le parti, accompagnati da un'eccellente colonna sonora, il locale era quasi distrutto e mi ricordo di aver visto interi flipper volare dal piano superiore del bar e sfasciarsi a terra. Riguardo la situazione odierna, oggi sono tutti tatuatissimi, acconciatissimi, rasati con indosso merchandise perfettamente in tono e con dieci paia di anfibi ultimo modello acquistati al supermercato sotto casa, perfino i cantanti melodici ed i bancari sono agghindati a questo modo: sono tanti begli involucri. Esiste anche, per fortuna, una buona scena di musica indipendente ed identitaria in tutta l'Europa ed a livello planetario, che si sta rivoltando sotto la cappa di piombo mondialista con una grande difficoltà in più rispetto a prima: una volta suonando musica non commerciale potevi ancora sperare di vivere facendo il tuo lavoro, oggi no.

06. Com'è stato il passaggio da chitarrista dei bolognesi Nabat a bassista dei britannici Skrewdriver? Cosa ti ha spinto ad andare in Inghilterra per registrare il famigerato album "Blood & honour" (1985)?

Per me i Nabat erano già un capitolo chiuso quando mi sono trasferito a Londra. Un giorno, mentre stavo camminando con alcuni amici lungo King's Road, ho visto un numeroso raduno di skinheads dall'aspetto molto duro, siccome ero skinhead anch'io li ho salutati e mi sono presentato, contro il parere dei miei terrorizzati amici: i cattivissimi inglesi invece erano assai incuriositi di parlare con uno skinhead nazionalista italiano e tra essi c'era Ian Stuart Donaldson, abbiamo fatto amicizia, frequentato gli stessi pub e concerti, dopo alcune settimane alcuni di noi vivevano nello stesso albergo vicino alla stazione di King's Cross (il Ferndale Hotel che è anche visibile nel film "The great rock 'n' roll swindle" (1980) dei Sex Pistols e diretto da Julien Temple). La formazione degli Skrewdriver era ancora quella dell'album "Hail the new dawn" (1984), ma poco più tardi, nella seconda metà del 1984, erano rimasti senza bassista, così ho parlato ad Ian Stuart Donaldson riguardo le mie discrete abilità di musicista e lui mi ha prenotato per un'audizione, ho suonato molto bene a quell'audizione con il mio basso Washburn usato (quello che si vede nelle foto dal vivo di quel periodo che ancora conservo nella mia casa oggi). Durante l'audizione Ian Stuart Donaldson disse agli altri qualcosa come: «Abbiamo dovuto andare fino in Italia per trovare un bravo bassista!» e quindi ero ufficialmente nella nuova formazione. Io sono l'unico musicista non britannico che sia mai stato un membro degli Skrewdriver, che abbia fatto concerti e registrato dischi con la band. È uno dei miei onori eterni. Ho suonato diverse volte dal vivo negli Skrewdriver intorno a Londra, tutti i concerti erano vietati e segreti, eppure pieni di pubblico. Il mio primo concerto con gli Skrewdriver è stato il 22 dicembre 1984, l'avevano chiamato "White Xmas gig", sul palco c'erano anche Brutal Attack e Diehards. Era naturalmente un evento segreto con invito a passaparola e punto d'incontro alla Holborn tube station, central line. È stato anche un pomeriggio molto violento, con risse e accoltellamenti nel pubblico, l'evento musicale è stato grande, ma dopo il concerto le crew dei gruppi hanno dovuto aiutare gli organizzatori a pulire il luogo dalle migliaia di lattine di birra sul pavimento miste a piccole e grandi pozze di sangue, vorrei avere scattato foto di tutto questo perché sarebbe stato un vero documento di guerriglia musicale. Ho comunque fotografie del nostro concerto, ancora inedite a tutt'oggi. Il mio ultimo concerto nella band è stato domenica 21 aprile 1985, un altro concerto bandito con punto d'incontro ad Apsley railway station, l'abbiamo suonato appena prima che iniziassimo a programmare le registrazioni dell'album "Blood & honour" (1985). Lo studio della band era anche questa una località segreta nell'East End di Londra, apparteneva al batterista Mark Sutherland, qui abbiamo fatto tutte le prove, scattato le famose immagini in bianco e nero con una piccola macchina fotografica con l'autoscatto che avevamo piazzato su un amplificatore di fronte a noi, e anche registrato questo mitico album, "Blood & honour", nel giugno 1985 per l'etichetta tedesca Rock-O-Rama, così come i singoli "Streetfight" e "Friday night", in diverse sessioni di cui ho segnato le date esatte del mio diario. La registrazione delle quattordici canzoni dell'album "Blood & honour" infatti hanno richiesto diversi giorni di duro e lungo lavoro musicale. Per essere perfettamente preciso: ho iniziato a registrare le linee di basso il 9 giugno 1985 e terminato il 25 giugno 1985, per un totale di cinque sessioni di registrazione. Il 28 giugno 1985 ero già di nuovo sul continente. Ho dovuto lasciare l'Inghilterra, e quindi anche gli Skrewdriver, per aiutare la mia famiglia ed aspettare la nascita del mio primo figlio, Alex Drakos. Sul retro di copertina della prima edizione dell'album si può leggere: "Thanks to Steve A. for playing bass". Più tardi, verso la fine degli anni Ottanta, anche la scena skinhead cominciò ad essere disonorata da idioti sniffatori di colla, da gente ignorante che non aveva mai letto un libro e, ancora peggio, dagli zombies S.H.A.R.P. o redskins. Decisi di chiudere per sempre questa esperienza. È stato come se avessi mosso appena i primi passi sulla via solare degli arcani maggiori e, giunto al bivio della sesta carta, si fosse imposto un taglio netto e una diversa direzione.

07. Che tipo di persona era Ian Stuart Donaldson e com'era la scena Rock Against Communism, R.A.C., in quegli anni in Inghilterra?

Ian Stuart Donaldson era un cuore di leone ed un vero combattente europeo, ho ancora lettere scritte a mano ed autografe inviatemi da lui, le scalette dei concerti scritte dalla sua mano, locandine dei concerti e registrazioni delle prove, foto originali ed altro nei miei archivi. Negli Skrewdriver, eravamo tutti molto determinati nella nostra dedizione alla band e alle sue idee nazionali, ma ci siamo anche molto divertiti mentre suonavamo o facevamo le prove e naturalmente prendevamo sempre la nostra tazza di tè esattamente alle 5:00 p.m. Le mie opinioni personali erano le stesse prima di entrare nella band e sono le medesime adesso. Non sono interessato a nessuna ideologia in particolare, sia di sinistra o di destra, sono al 1000% un nazionalista europeo, un puro "nativo" europeo da milioni di generazioni. Io stavo dentro la scena musicale sotterranea di Londra per l'arte e per le ragazze, ma sono anche entrato in contatto con i circuiti del National Front, British Movement ed anche con alcuni membri di Terza Posizione che erano dovuti fuggire dall'Italia, tutte persone interessanti. La scena Rock Against Communism, R.A.C., si stava sviluppando in quel periodo ed era piuttosto pesante, noi dividevamo il palco con bands come Brutal Attack, Indecent Exposure, Diehards, Offensive Weapon e simili. Il lavoro di Ian Stuart Donaldson ha cambiato per sempre la scena della musica patriottica in Europa ed anche la musica rock mondiale, lui ha spaccato un muro di ipocrisia, di codardia ed ha pagato personalmente un alto prezzo per questo; la prossima volta suoneremo con la band all'inferno! Basta così. Vorrei solo far notare una cosa importante: nel 1985 il Central London Branch del National Front (del quale ero membro insieme a Ian Stuart Donaldson e l'australiano Adam Douglas, uno dei due chitarristi degli Skrewdriver insieme a Paul Swain, ex chitarrista dei The 4-Skins) era composto da patrioti provenienti dall'intera Europa piuttosto che da nazionalisti inglesi. Era la primissima avanguardia europea degli eventi che si stanno verificando ora su larga scala ed è una fierezza immensa, per me, vedere dopo tanti anni un intero popolo marciare dal grido di «Αίμα και Τιμή» ("Sangue e onore", uno dei principali slogan di Alba Dorata) nelle strade della mia adorata Atene, sorto proprio dai miei greci che prima d'ora non erano nemmeno mai stati considerati e che oggi sono tornati ad essere, per l'ennesima volta negli ultimi cinquemila anni, un'ispirazione per l'intero pianeta. È un cerchio di gloria che si è saldato aprendo una nuova era.

08. In pochi sanno che tu hai partecipato sia come attore che come responsabile della fotografia del film musicale degli scandinavi The Way Of Purity collaborando con la regista Susi Medusa Gottardi. Che esperienza è stata? Parlaci di "A passage through the purity of pain".

È la storia, originalissima e ideata da Susi Medusa Gottardi, di una "strega al contrario". Ve ne racconto la trama: il tema è la purezza, sotto forma di una ragazza cristiana vissuta in Boemia, in una baita isolata circondata da una foresta, durante gli anni Settanta all'epoca del regime comunista. Essendo figlia di atei non aveva ricevuto il battesimo, doveva vivere la sua fede proibita in un paese dogmaticamente ostile alla religione dove le sue credenze erano ridicolizzate. In un momento di lucida follia, con un rito iniziatico del tutto personale, ma che affonda le proprie radici nella storia spirituale dell'uomo, dopo avere strappato da libri d'arte le immagini dei martiri, averli appesi nella sua stanza come dei simbolici testimoni ed aver loro cancellato gli occhi e la bocca, perché non vedano che lei non possiede il segno divino e non possano rimproverarla per quello che la udiranno dire negandole il perdono, lei chiama a se il suo Dio, come aveva scritto nel proprio diario: «Io sento i loro occhi su di me, mi stanno chiamando, posso io rifiutare il loro invito? Padre, madre, io non vi odio per la mia carne non battezzata. Io ho un solo giudice di fronte a me, lui sarà mio padre, mio marito e il mio becchino. Io mangerò la sua carne e berrò il suo sangue questa notte e questo sarà la mia salvazione. Il mio sentiero è la mia via verso la purezza». Con un pezzo di vetro taglia la propria carne e lascia che il peccato scorra fuori di lei sotto forma di sangue. Con il corpo sfibrato, ma acceso dalla sofferenza, aziona un registratore e incide le sue finali disperate liriche. A distanza di alcuni decenni, il nastro con la sua voce viene ritrovato in maniera tutt'altro che fortuita da una band di musicisti che hanno da poco compiuto un giuramento di sangue («In questo mondo senza fede, noi viviamo la nostra crociata con spirito puro in un corpo puro, uniti dal sangue e dalla nostra musica»), e che trovano alloggio in questa sperduta locanda. I quattro sono svegliati nel cuore della notte dal grido di voce straziante di una donna. Rintracciano la sua provenienza nella piccola baita di legno nero vicino alla locanda, dove una corona di fiori è posta in memoria dai genitori di una ragazza morta in quel luogo. Entrano nella camera dell'antico suicidio e osservano, segnandosi, le immagini sfregiate dei martiri. Uno di loro mette in funzione il vecchio registratore abbandonato. Ne scaturisce la voce roca e spezzata di un essere che trasmette visioni del suo delirio ai ragazzi impietriti. Loro afferrano il registratore con il nastro che contiene questa voce e fuggono dal luogo. Ispirati poi dalla mistica delle liriche e dalla voce che riascoltano nel loro studio di registrazione, decidono che sarà solo lei la cantante per loro e che la frase da lei ossessivamente scritta sulle immagini dei martiri diventerà il nome della band: La Via Della Purezza (The Way Of Purity). Informano il loro manager (interpretato dal sottoscritto) delle loro decisioni e lo invitano ad incontrare la nuova cantante, tacendo la verità e dicendogli che lei lo sta aspettando. Steve J. Drakos ritrova il diario della ragazza nella stanza e senza, forse, accorgersi di essere osservato dal suo spettro, ne legge la vita tramite gli scritti di lei e il suo percorso di ribellione e di sacrificio attraverso il proprio solitario dolore. Dal punto di vista della lavorazione è stato un autentico massacro, ma anche questo è uno degli elementi magici sia di quel film, sia di tutta la nostra produzione di musica e d'arte, poiché senza dolore non si crea nulla. Sono state trentasei ore di lavoro, a diversi gradi sotto zero, senza un attimo di sonno e quasi senza cibo, in una foresta dove la location, come si vede nel film, è accessibile solamente attraversando un fiume con la jeep. Una casa nera con annessa una baita più piccola nera sia dentro che fuori, con teschi animali alle pareti e solo un camino a legna per riscaldarsi, materialmente isolati da negozi, telefoni, gregge umano. Era quello che la regista voleva per entrare nello spirito del "passaggio". Nulla è stato lasciato al caso: styling, ambientazioni, gestualità, oggetti. Eravamo tutti sotto pressione per realizzare uno script tutt'altro che facile, guardandolo si rimaneva perplessi per il numero di riprese previste. Le difficoltà, i nervosismi, la tensione, la corsa contro il tempo sono così strettamente connaturati alla creazione di un film che è superfluo dargli importanza. Secondo le parole della stessa Susi Medusa Gottardi: «Alex Drakos, il cameraman, sul set è stato come sempre: un carro armato che tira avanti imperterrito con la sua mano in movimento che entra nella materia, sempre attento alle angolazioni anche dopo quasi due giorni di veglia, motivato e collaborativo così come i ragazzi della band, il resto della crew e l'attrice principale che ha recitato nuda nel gelo. L'editing è stato il terzo momento magico nella realizzazione del film, dopo l'ideazione e stesura dello script e la ripresa cioè l'azione. Nel momento del montaggio si crea quell'armonia di immagini che dà al film il ritmo e il tono. Basandosi sulla struttura dello script, Steve J. Drakos, grazie alla sua sensibilità incredibilmente precisa, ha saputo dare al film un'aura unica di energia spirituale e carnale con il suo scorrere serrato e fluido al tempo stesso».



09. Che differenza c'è tra un videoclip musicale e un cortometraggio musicale? Cosa realizzate col vostro Image Cult Studio oltre a film?

Essenzialmente un videoclip è il racconto visuale di un brano di musica, mentre un cortometraggio, mediometraggio o lungometraggio è un film che utilizza anche la musica nel suo svolgersi. L'Image Cult Studio è il mio studio di grafica professionale, fotografia d'arte e realizzazione film.

10. Da dove prendi spunto per i tuoi nomi d'arte?

Il soprannome "Jena" o "Iena" è derivato dal dente canino irregolare che sporge dalla chiostra superiore della mia dentatura: da ragazzino lo mettevo in mostra ridendo e faceva molto punk. "Roda" è uno dei cognomi della mia genealogia. "Drakos" (Δράκος) è un cognome diffuso in Grecia, simbolo del drago in continuo rinnovarsi usato anche dal principe Vlad III di Valacchia l'impalatore.

11. Notiamo che hai una bella produzione molto ampia fra demo, album, compilation, ristampe, film, cortometraggi, etc. Ti va di farci una lista completa delle tue produzioni in ordine cronologico delle uscite e magari raccontarci qualche curiosità o aneddoto su di esse?

È una lista troppo lunga. Preferisco scoprire poche carte: l'aver firmato il titolo e il testo della hit trance "Dominatin' fever sucker" di Susi Medusa Gottardi, licenziato su Antler-Subway ed E.M.I. nel 1997, inclusa in un'infinità di compilations e seguita da vari vinili hardtechno come "Sex dictator" (2001), "New York vampyre" (2000) e altri titoli sempre miei. L'avere firmato la regia, la fotografia e il montaggio di film hardcore deluxe, tra i quali "Vice for vice" (2005), "Motor bitches" (2008), "Adore my fucking feet" (2008) ed inoltre le foto di scena, le copertine ed il montaggio di tutti i cult movie di Susi Medusa Gottardi, tra i quali "Draculya, the girls are hungry" (2006). Infine i miei libri che usciranno a breve. Per ora può bastare, come mano di una partita individuale sparsa su tutto il globo.

12. Puoi rivelare il titolo di uno di questi "libri infernali" di Steve J. Drakos?

Il primo dei miei "libri infernali" che farò uscire a partire dagli inizi del 2016 è la storia di un amore diabolico di due donne verso un ragazzo pericoloso, nell'estrema capitale d'Europa. Si tratta di un vero romanzo antisociale, detestabile, snob, osceno e radicalmente eterosessuale.

13. Quali sono i progetti futuri di Steve J. Drakos?

Vivere, ossia creare. L'evoluzione è una delle maggiori leggi della natura. Un vero artista è un archetipo delle leggi naturali.

14. Ed eccoci finalmente alla fine di questa lunga intervista biografica. Nel ringraziarti per la disponibilità ed il tempo che ci hai concesso, lo staff di Archivio Non Conforme ti lasciamo carta bianca per saluti e ringraziamenti facendoti i migliori auguri per i tuoi futuri progetti.

Salve al nostro Drakos Clan, nessun rimorso!

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